Quando si parla di configurare una supercar, esistono due livelli molto diversi fra loro. Il primo è il configuratore pubblico, quello che chiunque può aprire dal sito ufficiale: un catalogo ampio ma finito di colori, cerchi, pinze, pelli e pacchetti. Il secondo è il programma di personalizzazione avanzata, dove il catalogo smette di essere il confine.

Ferrari: il programma Tailor Made

Ferrari raccoglie le personalizzazioni sotto una sezione dedicata del proprio sito ufficiale, con il programma Tailor Made come livello più alto di intervento sulla vettura. La logica non è quella di aggiungere optional: è quella di costruire un progetto con un designer della casa, partendo dalle richieste del cliente e non da un menù.

La differenza pratica per chi ordina è sostanziale. Nel configuratore, la domanda è "quale di queste opzioni preferisci". Nel Tailor Made, la domanda è "cosa vuoi ottenere": un colore che non esiste a listino, un materiale particolare per gli interni, un abbinamento cromatico che richiama una vettura storica o un tema personale del cliente. Il progetto viene poi tradotto dalla casa in qualcosa di industrialmente realizzabile e certificabile.

Lamborghini: Ad Personam

Sant'Agata Bolognese lavora sulla stessa logica con il programma Ad Personam, la divisione dedicata alle soluzioni su misura. Anche qui il perimetro va oltre il catalogo: tinte fuori listino, abbinamenti di pelli e cuciture, dettagli in fibra e materiali speciali, elementi personalizzati dell'abitacolo.

Nella nostra esperienza di atelier, il tratto che accomuna i due programmi è il tempo. Non sono percorsi che si esauriscono in una sessione davanti allo schermo: richiedono un confronto, campionature, verifiche di fattibilità, e questo si riflette sui tempi di consegna della vettura.

Quando ha davvero senso

Un percorso di personalizzazione avanzata ha senso quando c'è un'idea precisa a monte. Il caso peggiore che vediamo è il cliente che entra nel programma senza una direzione: finisce per accumulare dettagli costosi che non compongono un insieme coerente, e la vettura risulta più ricca ma meno desiderabile. Il caso migliore è l'opposto: poche scelte forti, tenute insieme da un filo narrativo — una livrea, un riferimento storico, una palette — che rende la vettura riconoscibile.

È esattamente il metodo che seguiamo nel Milano Spec Atelier: prima si decide cosa la configurazione deve raccontare, poi si scelgono le opzioni che servono a raccontarlo. Ogni proposta settimanale che pubblichiamo nasce da un riferimento — una gara, una tinta storica, una tradizione di marca — e non da una somma di optional.

E il valore nel tempo?

È la domanda che riceviamo più spesso, e merita una risposta onesta: una personalizzazione spinta non garantisce di per sé un valore superiore alla rivendita. Può aiutarlo quando la configurazione è coerente, documentata e di gusto largo; può penalizzarlo quando è talmente personale da restringere drasticamente la platea di possibili acquirenti. Abbiamo dedicato a questo tema un articolo a parte: configurazione e valore di rivendita.

Come lavoriamo noi

KB Atelier Milano non sostituisce il programma ufficiale della casa: lo prepara. Arriviamo all'appuntamento con il concessionario o con lo studio di personalizzazione con un progetto già scritto — palette, riferimenti, priorità, cosa vale la pena spendere e cosa no — così il tempo con la casa si usa per realizzare, non per decidere.